lunedì 29 novembre 2010

La polizia postale e la lotta al cyberbullo

scuola famiglia
È un bello spot quello voluto e realizzato dalla Polizia Postale nel tentativo di contrastare il cyberbullismo, quel particolare tipo di sopraffazione esibita, mostrata online, che rende grande chi la compie e segna con un’onta indelebile chi la subisce.

Lo spot in breve descrive l’offesa, la paura, l’attacco e il filmato col telefonino che immortala la violenza e poi dritti a casa a mettere il video online per renderlo visibile alla rete, forse troppo perché è proprio un’agente della polizia postale che, vedendolo, fa scattare l’allarme e l’identificazione.

Lo scopo principale del video, lo si capisce fin dalle prime battute, è quello di sensibilizzare la famiglia al tema, perché il cyberbullo altro non è che un ragazzo normale, quello che apparecchia e aiuta in casa, quello che scende a buttar l’immondizia, che porta fuori il cane, è il ragazzo che incontriamo al bar, che ci porta il giornale la mattina presto, che incontriamo per strada quando ritorniamo dalla palestra, è il figlio della nostra vicina di casa, è il figlio della nostra migliore amica, il cyberbullo è nostro figlio.

giovedì 25 novembre 2010

Giorgio Napolitano alla “Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”

scuola famiglia
In occasione della “Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ribadito l’importanza della famiglia e della Scuola nel processo educativo delle giovani menti, “La via maestra per tutelare l’infanzia e l’adolescenza è il sostegno da parte dello Stato alle famiglie e alla Scuola”, e poi ancora, prosegue, “si tratta di uno sforzo necessario al quale l’intera collettività è chiamata a concorrere, offrendo al mondo dell’adolescenza, ancora fragile e impegnato in un delicatissimo percorso formativo, modelli positivi e non effimeri che riaffermino con chiarezza il primato dello studio, dell’impegno e del sacrificio nel conseguimento di ogni importante conquista individuale”.

Veramente un bel messaggio che sottolinea il bisogno di sinergia fra Scuola e Famiglia nel conseguimento di un bene comune, la buona educazione delle future generazioni, quelle che rappresentano la forza vitale della nostra nazione, gli uomini e le donne di domani. Il Presidente Napolitano però non si dimentica di ricordare la necessità di uno Stato vicino, che supporti sia la Famiglia che la Scuola in questo delicato percorso formativo: “ sono certo che in questa direzione- quella del sostegno alle famiglie- continuerà ad indirizzarsi l’attività della Commissione parlamentare dell’infanzia che ha avuto il merito in questi anni di raccogliere, ordinare e promuovere le istanze di miglioramento e di maggior tutela dell'infanzia, esercitando una meritoria sensibilizzazione di tutte le istituzioni che operano a livello centrale e locale".

mercoledì 10 novembre 2010

“Se la casa è vuota” è la solitudine che accoglie i ragazzi

scuola famiglia
“Se la casa è vuota” è il nuovo romanzo della scrittrice premio Campiello nel 91 Isabella Bossi Fedrigotti che indaga sul rapporto genitori/figli, un insieme di storie che, come ama definirle la scrittrice stessa, sono “rigorosamente inventate dal vero” e descrivono quelle che possono essere definite le problematiche dell’adolescenza: Lorenzo, bambino pieno di talento e curiosità che i genitori hanno deciso di normalizzare rendendolo un adulto pieno di complessi, Annalisa, bambina mai all’altezza delle aspettative della madre che si ritroverà un’adulta anoressica, e Paolina, figlia di divorziati che, lasciata a se stessa, sceglierà una strada fatta di droghe pesanti e un futuro difficile da ricostruire.

Non è certo un caso se la scrittrice punta il dito sui genitori riconoscendoli come maggiori colpevoli degli errori dei ragazzi, tutte queste storie, infatti, mettono in luce quanto i genitori abbiano un ruolo decisivo nel futuro dei propri figli e di come spesso sbaglino senza nemmeno accorgersene, responsabili perché assenti. È la solitudine il comune denominatore di queste storie, “la casa vuota” che non accoglie i ragazzi e li lascia soli con i loro problemi.