
È un bello spot quello voluto e realizzato dalla Polizia Postale nel tentativo di contrastare il cyberbullismo, quel particolare tipo di sopraffazione esibita, mostrata online, che rende grande chi la compie e segna con un’onta indelebile chi la subisce.
Lo spot in breve descrive l’offesa, la paura, l’attacco e il filmato col telefonino che immortala la violenza e poi dritti a casa a mettere il video online per renderlo visibile alla rete, forse troppo perché è proprio un’agente della polizia postale che, vedendolo, fa scattare l’allarme e l’identificazione.
Lo scopo principale del video, lo si capisce fin dalle prime battute, è quello di sensibilizzare la famiglia al tema, perché il cyberbullo altro non è che un ragazzo normale, quello che apparecchia e aiuta in casa, quello che scende a buttar l’immondizia, che porta fuori il cane, è il ragazzo che incontriamo al bar, che ci porta il giornale la mattina presto, che incontriamo per strada quando ritorniamo dalla palestra, è il figlio della nostra vicina di casa, è il figlio della nostra migliore amica, il cyberbullo è nostro figlio.